Che fine fanno gli abiti invenduti del fast fashion?

che fine fanno gli abiti inveduti del fast fashion

La tendenza al consumo veloce ha portato ad una crescente produzione di abbigliamento a basso costo, con cicli di produzione sempre più veloci. Dietro però si nasconde un lato oscuro: il problema delle discariche del fast fashion. Queste discariche, spesso nascoste ai nostri occhi, rappresentano una vera e propria minaccia per l’ambiente e la salute umana.

Abbiamo preso in esame le tre discariche più grandi al mondo per analizzare cosa c’è dietro.

GHANA:

Dal 2023 il Ghana è la discarica più grande al mondo di vestiti usati, vi arrivano 15 milioni di capi ogni settimana e se, da un lato, rappresenta un incremento economico per la popolazione locale, dall’altro diventa un’immane catastrofe ambientale. Il Ghana, pur spendendo circa 4 milioni di dollari all’anno per raccogliere ed eliminare i rifiuti,  non riesce a smaltire tutti i vestiti che si usurano nell’ambiente, formando, così la discarica più grande del mondo. La maggior parte sono “vestiti morti”, solo un terzo, circa 6 milioni di vestiti, vengono rivenduti o riciclati, il restante va smaltito.

I commercianti di Kantamanto, uno dei mercati di abbigliamento di seconda mano più grandi del mondo, hanno denunciato più volte questa situazione; lavorano circa 30 mila persone in questo mercato, spesso in pessime condizioni di sicurezza. Si trova alla periferia di Accra, capitale del Ghana ed è realmente una montagna enorme di tessuti, che le autorità locali non riescono a smaltire in modo corretto. Attualmente, la discarica di Adepa, 50 km a nord di Kantamanto, riesce a gestire solo il 30% del totale dei rifiuti di abbigliamento che arrivano sul mercato locale. Il restante 70% finisce in fossati e scarichi, rilasciando coloranti in mare e fiumi, coprendo le spiagge con enormi grovigli di vestiti.

CILE:

In Cile il problema della gestione dei rifiuti tessili è noto da tempo, ma con la diffusione e l’accelerazione della produzione della moda a breve termine si è aggravato. Una grande discarica illegale a cielo aperto si trova alla periferia di Alto Hospicio, una città di 130mila abitanti, all’estremità occidentale del deserto di Atacama, nel nord del Cile. Ogni anno nella discarica si accumulano decine di migliaia di tonnellate di t-shirt, camicie, jeans, indumenti usati e anche nuovi, con molti rischi sia per l’ambiente che per la popolazione locale.

In Cile sono nate alcune startup che si occupano di riciclare una piccola parte dei vestiti che vengono importati nel paese ogni anno e che altrimenti diventerebbero rifiuti: EcoFibra recupera i rifiuti tessili e li trasforma in pannelli per l’isolamento termico, Ecocitex lavora i vestiti usati per ricavarne fibre tessili da riutilizzare per la produzione di nuovi abiti.

KENYA:

La discarica di Dandora è una delle più grandi discariche a cielo aperto di tutta l’Africa, e di sicuro la più inquinante. Si estende per oltre 2,5 chilometri quadrati di terreno ricoperto da scarti e rifiuti e ogni giorno vengono versati in discarica 850 tonnellate di rifiuti. Le migliaia di persone infatti, che vi lavorano ogni giorno nella discarica, raccolgono, puliscono e smistano rifiuti a mani nude, rifiuti che spesso sono tossici  derivanti anche dagli ospedali della capitale keniana. Tutto ciò rappresenta un serio rischio per la salute di chi li lavora ogni giorno, per di più con una paga minima di 15 scellini per Kg di rifiuti, meno di 10 centesimi di euro.

Un lavoro usurante, precario e pericoloso, svolto da più di 10 mila persone all’interno della discarica di Dandora. Di questi 10 mila lavoratori, più della metà sono bambini che, vengono portati dai loro stessi genitori e vengono sfruttati per raccogliere rifiuti. Il lavoro all’interno è controllato da gang criminali  che spesso hanno contatti con le istituzioni.

Soluzioni:

L’impatto che ha il fast fashion nei confronti del nostro pianeta è ormai evidente; l’Europa, seppur in modo lento, si sta muovendo per ridurre l’impatto del fast fashion, attualmente non ci sono soluzioni efficaci e immediate. È necessario ed indispensabile  ridurre il numero degli acquisti superflui cercando di prediligere brand che hanno a cuore il tema della sostenibilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Recenti