Passaporto digitale: per una moda sempre più sostenibile

Cosa bisogna sapere sull'arrivo del Passaporto digitale nel settore moda.
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A partire dal 2027 sarà obbligatorio per tutti i prodotti tessili e non introdurre un passaporto digitale.

 

Cos’è questo passaporto digitale?

Il DPP, Digital Product Passport è un QR Code, un’etichetta o un codice che, una volta scansionato, fornirà i dati dell’intero ciclo di vita del prodotto: materiali, produzione, provenienza, oltre che informazioni in merito alla sostenibilità.

L’obiettivo del passaporto digitale è quello di creare un settore che rispetti l’ambiente e sia trasparente con i clienti. L’attivazione di un modello di business virtuoso, dove le materie prime utilizzate possono essere rimesse in circolo per vivere una seconda, terza o anche una quarta vita, trasformandosi così in un altro indumento o diventando addirittura risorsa in un contesto diverso.

 

Già nel 2021 Re Carlo III d’Inghilterra ha dato vita a una Fashion Taskforce con l’intento di rendere la moda più sostenibile e durante il G20 di Roma ha promosso l’ideazione di un Passaporto Digitale per gli abiti.

L’anno seguente anche l’Aura Blockchain Consortium è entrato a far parte della Fashion Taskforce, ideato dal gruppo Prada insieme a LVMH e Richemont con lo scopo di utilizzare i blockchain per garantire ai consumatori maggiore trasparenza e tracciabilità.

 

Quali brand hanno aderito?

Loro Piana è stato tra i primi ad aderire all’Aura Blockchain Consortium, come Louis Vuitton per il lancio della collezione LV Diamonds.

Anche Tod’s ha annunciato il suo ingresso in Aura Blockchain garantendo il DDP per la sua borsa Di Bag, mentre Mugler, in accordo con la società francese Arianee, l’ha fatto per le borse Spiral Curve 01 e 0. Chloè, invece, ha realizzato la collezione SS23 con i materiali  completamente tracciabili e dotati di identità digitale.

La realizzazione di un DPP per ogni capo rappresenta sicuramente un’iniziativa non facile, ma permette un’assoluta chiarezza da parte delle aziende di lusso, e non solo.

 

Tutto questo comporta una nuova relazione con il cliente, lo porta sicuramente ad una scelta più consapevole, oltre che ad essere informato sul ciclo dei capi, per ridurre l’impatto ambientale nell’acquisto di manufatti tessili e di favorirne il riciclo.

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