Fili Pari: come far diventare la polvere di marmo un tessuto

Fili Pari come far diventare la polvere di marmo un tessuto

Chi l’avrebbe mai detto che da un materiale nobile come il marmo può nascere un tessuto? È stata la sfida di Alice Zantedeschi e Francesca Pievani, le due co-founder di Fili Pari. Già dai tempi dell’università, avevano nella loro mente e nel loro cuore questa idea che con tanto impegno e con tanta dedizione hanno realizzato. Oggi, infatti, Fili Pari è una startup affermata che offre soluzioni alternative ai tradizionali prodotti sul mercato, sposando i valori dell’economia circolare per salvaguardare il benessere del nostro pianeta.

Innovazione, sostenibilità e Made in Italy sono i tre pilastri di Fili Pari, nome che nasce dai soprannomi delle due fondatrici: Fripi e Ali, riferimento al mondo del filo e del tessile. 

Abbiamo intervistato Alice, che ci ha raccontato come è nato tutto e come stanno portando avanti la loro azienda.

Dove e come nasce Fili Pari?

Fili Pari nasce durante gli anni dell’università al Politecnico di Milano, io e Francesca eravamo colleghe e da subito, lavorando su progetti insieme, si era già sviluppata una forte intesa lavorativa. L’idea di poter fare qualcosa insieme nel futuro, si è poi concretizzata durante la tesi, quando abbiamo avuto l’opportunità di sviluppare e poi commercializzare il primo materiale, MARM\MORE® una spalmatura con all’interno la polvere di marmo.

Il concept che c’è dietro è stato quello di connettere il nostro territorio d’origine con il settore tessile tramite un elemento naturale tipico; infatti i primi due tipi di marmi che abbiamo utilizzato sono il marmo rosso di Verona, che è la mia città di origine, e il marmo nero di Bergamo la città di Francesca. Durante i mesi della tesi, siamo arrivate a depositare il primo brevetto del materiale e dopo la laurea abbiamo lasciato il progetto nel cassetto per alcuni anni, lavorando per altre realtà, però la testa e il cuore erano sempre lì.

Il desiderio di promuoverlo o di capire se potesse essere di interesse per altre aziende c’era e così abbiamo cominciato a un po’ esplorare; grazie a qualche evento, qualche mostra e facendo conoscere il materiale, l’interesse cresceva e anche noi ci siamo rafforzate. Così si è sviluppata l’idea di provare a trasformare quello che era un progetto in un lavoro.

Come è nata l’idea di usare il marmo?

Ci siamo accorte che è un materiale tipico del nostro territorio ma allo stesso tempo rappresenta il Made in Italy: viene infatti utilizzato nell’arte, nell’architettura, nel design e così ci siamo dette perché non provare nel settore tessile? Da lì la sfida di portare avanti un progetto quasi impossibile, ma grazie all’opportunità della tesi di laurea, nata come una ricerca libera, siamo poi riuscite a concretizzare la nostra idea.

Avete incontrato difficoltà nell’approcciare a questo nuovo metodo?

Le difficoltà sono state quelle di creare la filiera, perché era un materiale che non esisteva, trovare i partner giusti che potessero aiutarci per iniziare non è stato semplice. Essere credibili, anche questa è stata una difficoltà, quando vedi due giovani ragazze che chiedono dei sacchetti di marmo perché vogliono fare dei tessuti, sicuramente non ti prendono subito sul serio, ma per fortuna abbiamo incontrato persone che dopo le prime perplessità hanno scelto di provare ad aiutarci, sposando il nostro progetto.

All’inizio avete sviluppato una collezione, adesso avete messo in secondo piano l’abbigliamento?

Inizialmente abbiamo creato una collezione per riuscire a dare una forma al materiale per poterlo comunicare, ci è servita anche per conoscerlo in un modo più approfondito. Poi ci siamo accorte che questo know-how, questa tecnologia è molto più versatile di quello che è il capo finito; quindi stiamo lavorando nella parte B2B, promuovendo il materiale in più settori: non solo per l’abbigliamento ma arredo, calzatura, accessori, l’automotive. Nel mondo dei trasporti, può essere usato come rivestimento in tantissime applicazioni che ci stanno dando molte soddisfazioni e dove possiamo esprimere quel motore di ricerca che anima la nostra startup in un modo più creativo. La creatività per noi non è tanto il design del capo ma quanto la ricerca che possiamo fare per il materiale, per la tecnologia, come applicarlo, in quale settore, come collaborare con aziende diverse, questa è la parte che ci dà più espressione.

Avete progetti futuri o settori dove vi piacerebbe cimentarvi?

Uno dei prossimi settori è il mondo nautico, abbiamo già qualche richiesta, anche noi siamo curiosi del settore, diciamo che farli tutti in contemporanea è impossibile, stiamo cercando di lavorare un po’ alla volta settore per settore perché ogni applicazione richiede determinati parametri tecnici e processi di sviluppo diversi.

L’anno scorso abbiamo lanciato una nuova tecnologia che è MineralDye, una tintura a basso impatto idrico con polvere di marmo e minerali, entrando così nel mondo dei filati, un mondo completamente diverso rispetto al mondo delle finte pelli e della spalmatura. Sono tutti settori molto interessanti e dove ci piace esplorare. Sicuramente il lavoro da fare è tanto, le possibilità sono tante e se c’è una cosa a cui non diciamo mai di no, è la sperimentazione; siamo due entusiaste, quindi quando ci propongono una cosa nuova che potremmo fare, diciamo subito sì e cerchiamo di trovare un modo per farlo.

Auguriamo a Francesca e ad Alice tutto il successo possibile, che il loro impegno porti loro ad ottenere tante altre soddisfazioni e che siano d’ispirazioni per molti per creare una visione sempre più etica e responsabile. 

1 Comment

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